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Opinioni

Pubblicato il 2 Dicembre, 2015 | da bolognain

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Bologna la bamBOcciona

Una città che vive di rendita e che ha perso la forza interna di credere in un futuro innovativo come lo era stato secoli fa, 60 anni fa

La prima rendita che mi viene in mente è quella catastale. Simbolo di un qualcosa di immobile. In tempi di economia volatile è già qualcosa. Non fosse che terreni e case vanno coltivati e custoditi. E trasformati e ricostruiti. Bologna è un po’ una bamBOcciona che si adagia sul patrimonio passato e si adegua alla crisi presente, consumando pian piano le sue risorse senza investirle.

Crogiolandosi nelle provincialità massimamente espresse dalla cronaca del suo principale quotidiano, ribattezzato “La locandina degli orrori” per la tradizionale sparata fuori dalle edicole di tempi e problemi nel limitato raggio. Meglio se truci e sanguinolenti, in ogni caso di un pessimismo che non è cosmico perché compreso fra il Savena e il Reno.

Tempi neri, sì. Ma i tempi grigi per Bologna sono iniziati quando l’economia tirava come tirava Jessica Rossi alle Olimpiadi del 2012. Sempre centro. Poi, chi ce l’ha fatta a vendere l’azienda soprattutto all’estero, il gruzzolo se lo è tenuto. Casi isolati contrari quelli delle Officine Golinelli e del Mast, ma fra i media locali chi ha fatto uno sforzo in più per alzare il consenso verso certe iniziative o anche solo abbassare lo scetticismo sui soldi reinvestiti in cultura. La cultura non dà da mangiare, diceva l’ex ministro Brunetta, tecnocrate ignorante, se si pensa che di arte, cultura, spettacoli e turismo l’Italia potrebbe campare in maniera autosufficiente.

Ci si divide ormai in due categorie prevalenti, facciamo un 90% del totale: chi se ne sbatte e chi non ci crede. Nel primo caso, per la categoria degli accidiosi, la condanna era già arrivata da Dante a inizio del Trecento, qualche annetto dopo che l’Università aveva già portato Bologna ad essere la seconda città europea dopo Parigi. In quanto al crederci, 60 e passa anni fa che cosa credete che abbia spinto Giuseppe Dozza e le sue giunte a trasformare Bologna in una città moderna? L’ideologia? Forse. Quella di stare dalla parte dei cittadini e credere in un futuro migliore. Preparandolo.

Adesso chi ci crede più? Chi ci pensa più? Finiremo con il credere che la fine delle ideologie ha rappresentato anche la fine di una certa spinta propulsiva, se l’ideologia era comunque quella del. stare meglio, stare meglio tutti. Anche senza essere sotto la coperta della nonna, ma da soli o in gruppo a costruire strade nuove dopo aver chiuso le falle delle vecchie. Anche a costo di salire sul Nettuno per farle conoscere, certe idee. L’anticonformismo nella storia qualche risultato l’ha prodotto. O no?

Gaetano Saperi

Opinioni

2 Dicembre 2015

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