Opinioni

Pubblicato il 7 Dicembre, 2015 | da bolognain

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Fittone-Sottopassaggio 3-1

Terza puntata della serie di opinioni su fatti e persone + e – del 2015 bolognese. Contrapposti come su un ring, anche se non necessariamente rivali

1) Fittone 3 – Sottopassaggio 1

Il vero sorpasso, quasi un ritorno all’antico. Il fittone di “nuova generazione” riporta all’attenzione della collettività la falloforia. Appendice marmorea cui attaccarsi in assenza di trasporto pubblico causa anno e mezzo di cantiere. Il sottopassaggio emblema euforico di un tempo felicemente underground, di scavi in teca e leggende metropolitane, bagni pubblici.  Senza sfruttare il solito incidente di percorso  dell’arcisolito autobus che abbatte un fittone in centro. Umanario che va umanario che viene. Rimane la pizza, il popcorn assieme al finger food. Ora che il fittone torna. Prima o poi tornerà il sottopassaggio. 

2) Merola 0 – Colombo 0

Le idee si possono processare. Gli assessori no: o si lodano o s’imbrodano. Del primo mandato della “cmauna” in versione Merola, l’assessore alla mobilità è, al tempo stesso, la vittima e il carnefice del senso di colpa verso parafanghi, cromature, inchiodate e scodinzolii tecnologici degli scooteroni, andirivieni di biciclette e pedoni allo stato brado. Il Fitzcarraldo della nave nella foresta amazzonica trasposto al sogno ultimo e dirimente di pedonalizzare la tangenziale. Parallelo alla mediazione del sindaco, alle fughe in avanti, all’estimo della qualità dell’aria e delle rastrelliere per le bici. Utile parabola amministrativa sul cambiamento di senso di marcia in una finta stasi. Viceversa stasi e nulla di fatto non solo calcistico. 

3) Saputo 2 –  Tacopina 0

Fu subito amore. Di quello vero che presto finisce. E peggio termina. Mister Tacopina from New York disse che l’America non era più lontana dall’altra parte della luna. Cantava Lucio Dalla quando Bologna era anche un po’ America. Tacopina divenne una collana di selfie di se stesso trasformando in leggenda anche la più banale delle cravatte. Però, però… Bologna non sopporta l’inatteso. Neanche troppo smaccatamente sapeva che avrebbe vinto Saputo, cioè il non presenzialista. La concretezza di un: “va benissimo, ma chi paga”? Baiuc e poi più. Saputo da comprimario assiso sullo strapuntino delle nuove zolle e della speranza di uno stadio che già c’è e non va promesso sapendo di non poterselo consentire. 

4) Morandi 1 – Cremonini 2

Sorpasso non generazionale. Gianni Morandi e Cesare Cremonini non è una mera questione anagrafica, ma riguarda l’avvento dell’evidenziatore rispetto alla matita bicolore per sottolineare lo status e la presenza. C’è sempre qualcuno che al tuo posto ne farà il posto. Tutto ciò al prezzo di libbre di umarells sacrificate sulla bilancia dell’adultolescenza. Dal “fatti portare dalla mamma” a “buon viaggio”. L’importante è che sia tutto prevedibile, scontato proprio no. In favore del pubblico, per convenzione da popstar. Mentre si prepara il bollito e si è pronti a divincolarsi dalle tagliatelle al ragù. Tutta fatica in più per i social media marketing di entrambi.

Ivo Germano

(foto Italia Nostra Bologna)

Opinioni

6 Dicembre 2015

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Ravegnana 2

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