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People Bucci

Pubblicato il 27 Febbraio, 2016 | da bolognain

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L’altra battaglia di Bucci

Alberto Bucci torna alla Virtus da presidente, ruolo che aveva già ricoperto nel 1996. E lo fa nel momento più difficile della storia bianconera

L’uomo della Bolognina torna alla Virtus, in quella Bologna che ha lasciato e ritrovato tante volte nel corso degli anni: dalla Fortitudo a Fabriano, a Livorno, a Rimini, a Verona, alla Virtus. I risultati più importanti li ha ottenuti proprio con il club bianconero e bastano un evento e un nome: lo scudetto della stella, l’esplosione di Sasha Danilovic. Ma si potrebbe anche aggiungere una telecronaca: quella di gara 5 della finale scudetto 1998, il derby del tiro da 4.

Le sue prime parole dopo la nomina confermano lo spessore del personaggio: « Oggi ci insegnano che superare gli altri è la cosa migliore, ma io sono qui per lavorare bene con le altre persone che ci sono, e sono convinto ce la faremo. Ho avuto tantissime esperienze favolose con la Virtus, tutti, giocatori, tecnici, dirigenti, sono stati artefici fondamentale per i successi del passato per questa società ed è la cosa più importante. Il pubblico ha goduto di questo, oggi la situazione è più difficile, il momento di empasse è chiaro e il cuore non batte più con la stessa intensità. Andare a una festa con l’amico è facile, quando l’amico è malato fai più fatica ad andarlo a trovare. I bolognesi ci diano un credito, per ripartire per un futuro migliore, non voglio fare appelli ma pensiamo quanto è stato bello il passato», ha detto nella conferenza stampa riassunta in un comunicato dall’ufficio stampa della Virtus. 

Ancora: «La società oggi ha bisogno, i giocatori hanno bisogno, qui cerchiamo soluzioni (e oggi l’unica che dobbiamo cercare è la salvezza), non colpevoli, poi una volta raggiunta faremo di tutto perché la Virtus vada bene e riprenda il posto che merita. Tutti vogliamo vincere, l’ambiente è motivato ma ci sono momenti in cui sono quelli che ti stanno intorno a farti sentire bene, anche se tu sei malato, e non è solo una metafora ma prendo ad esempio il mio caso. Se pensi che stai male è tutto difficile, io finisco domenica il sesto ciclo di chemio, ma oggi vedo solo il bello delle cose, sono contento di svegliarmi ogni mattina e faccio tutto con una vitalità che forse prima non avevo. Potrei morire stasera, magari sotto a un camion, quindi il concetto è che io e noi vogliamo vivere tutto quel che si può al massimo e dare il massimo, sempre, l’obiettivo comune per cui tutti lavoriamo qui oggi è la salvezza».

«Io sono arrivato qui nel ‘83, nel ‘93 e nel 2003, sempre chiamato per vincere a distanza di un decennio, questa invece è un’avventura diversa e dobbiamo salvarci, ho 67 anni e non so per quanto vivrò ancora, ho accettato questa sfida di getto, non penso a come verrò ricordato, soprattutto se non dovesse andare come speriamo, mi interessa la gente, credo nella gente, darò tutto quello che ho per la felicità della Virtus, sono un sognatore che ha preso a volte tante fregate, ma meglio avere una fregata e un amico in più, che non prenderne mai perché sei senza amici. Ho cominciato ad allenare grazie a Beppe Lamberti, Fortitudo, lui mi ha dato lo spirito e io lo ho imitato, nell’83 Porelli mi corse dietro, ero appena stato espulso a Fabriano per un arbitraggio indecente, chiedendomi se avessi già firmato e mi disse di aspettare, quella volta mi vennero le lacrime agli occhi e capii che nella vita le cose succedono. E sono belle».

Alberto è una bella persona, di quelle che sei felice di avere come amico e che ti fa piacere sapere che è tornato a lottare per un altro obiettivo, sperando che l’altra battaglia l’abbia vinta. Alberto è uno che il basket non avrebbe mai dovuto perdere o relegare in un angolo, ma il basket italiano ha la memoria corta, troppo corta. Forse perché il confronto del presente con certa storia è impietoso. Bentornato, Alberto.

Franco Montorro

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27 Febbraio 2016

www.bolognain.info

(foto Virtus)

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