WVF (Il Derby) derby

Pubblicato il 3 Gennaio, 2017 | da bolognain

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Quello che io so e non tutti sanno del derby

Il primo visto nel 1973, l’ultimo – come tutti – nel 2009. In mezzo tante cose ma soprattutto tanta gente. Ecco qualche aneddoto, anche inedito

In questi giorni ognuno dice la sua su Virtus-Fortitudo che ritorna dopo quasi otto anni e io non potevo esimermi dal raccontare quello che so di più curioso, magari inedito. Pillole di viagra cestistico, dopo tanta astinenza.

Il famoso derby con Gary Schull sanguinante propone diverse versioni dell’accaduto. Io riporto la versione di Dado Lombardi, che è quella di un anello con pietra indossato in maniera truffaldina e usato, a rimbalzo, per graffiare Schull (graffiare è un eufemismo). Anello che subito dopo scomparve nella borsa del connivente massaggiatore.

Gianfranco Civolani avrebbe potuto essere il primo giornalista a scrivere della Fortitudo in Serie A, ma fu raggirato. Breve riassunto. Estate 1966, pochi giorni o poche ore prima di Ferragosto. Beppe  Lamberti e Piero Parisini concludono il trasferimento del titolo di Serie A dalla Sant’Agostino sponsorizzata Alcisa alla Fortitudo e nella calura bolognese lasciano stremati Via della Grada, dove è avvenuto un accordo che per volontà di entrambe le parti deve essere tenuto nascosto per qualche giorno, ma all’incrocio con via San Felice vedono arrivare da lontano e con fare da pistolero Civolani. Che chiede se ci siano novità. Risposta negativa e veloce fuga. Anni dopo, Parisini dirà che il Civ, appresa la notizia, tolse il saluto ai due, con modalità temporali variabili.

Schull a Bologna fece un sacco di soldi perché fu il primo a importare i calzettoni da basket per come li abbiamo conosciuti. 

Prima gara di finale di Eurolega 1999 a Monaco: al rientro dagli spogliatoi dopo il primo tempo Myers e Skansi litigarono di brutto e non si misero le mani addosso forse perché si accorsero che dietro c’era un giornalista lì per caso.

Gara 5 1998, quella del tiro da 4. Danilovic autografa il retro del tabellino con lo storico “Io può”.

Derby in casa Virtus 1982-83, clamorosa decisione: per evitare guai peggiori, vista il tutto esaurito e l’enorme massa di tifosi fuori dal palasport, gli organi competenti autorizzano la telecronaca diretta di una TV locale. Vince la Sinudyne allenata da Di Vincenzo nonostante un ultimo minuto sciagurato da parte delle Vu Nere.

Derby in casa Fortitudo, campionato 2001-2002. Nella gara vinta per un punto dai biancoblu, con l’ex Jaric che allo scadere sbaglia il tiro della vittoria, spicca come fattore extrasportivo il tifoso di parterre che scavalca con una gamba i tabelloni a bordo campo tenendo in braccio un bambino di pochi mesi-anni. Si tratta di un professionista, dottore a Medicina Legale, che dopo prova a scusarsi per la foga. Certo, era più abituato al “rigor mortis”.

Dopo l’incredibile rimonta della Virtus sulla Fortitudo da -18 a inizio dell’ultimo quarto in gara 3 delle eliminatorie di Eurolega del 2000-2001, Superbasket mette in copertina gli strilli “Il suicidio dell’Aquila” e “Il ruggito del Coniglio”. Pochi giorni dopo, alle finali di Coppa Italia a Forlì, il direttore (il sottoscritto) viene aggredito verbalmente da un tifoso Fortitudo molto amico di Fabio Bazzani, con il quale spesso condivideva un posto in parterre per tifare biancoblu. Prima che passi ai fatti, si intromette come paciere Stefano Quadrelli, medico sociale della formazione di Via San Felice. Qualche tempo dopo il facinoroso sostenitore passerà alle cronache non sportive per qualche sua attività per così dire disinvolta in ambito finanziario anche ai danni dello stesso calciatore.

Don Corrado Mengoli, classe 1924, morto nel 2008, era una figura storica all’interno della Fortitudo e definirlo “padre spirituale” è una diminuzione  della sua attività terrena che fra l’altro aveva un’appendice importantissima e spesso ignota come patrocinatore presso la Sacra Rota, il tribunale ecclesiastico per l’annullamento (eventuale) dei matrimoni cattolici. Don Corrado insegnò Religione per molti anni al Liceo Righi, dove i più scafati degli allievi, all’inizio dell’ora destinata facevano la classica domanda: «Don Corrado, ma la Fortitudo?». Soprattutto dopo i derby erano 59 minuti garantiti di basket discusso.

Stefano Germano è stato uno dei più grandi giornalisti sportivi italiani e si divideva fra tre passioni: calcio, baseball e basket. Era un formidabile cacciatore di notizie e riusciva in imprese impossibili, come quella di ottenere in mezza giornata un visto per andare in Unione Sovietica, a metà anni ’80. Poco tempo dopo la Fortitudo tesserò Artis Gilmore e lui, cultore di Jazz, scrisse su Superbasket, per la rubrica “Jump Shot”, un cosiddetto “pallino” sul brano “Take an A Train” di Duke Ellington in riferimento al neo acquisto. Qualche tifoso biancoblu gli chiese il disco e iniziò una curiosa sinfonia in crescendo, sulla rubrica, con Stefano che settimana dopo settimana richiedeva la restituzione del vinile.

Lo stesso Stefano, che si occupava soprattutto di calcio estero, una sera in redazione chiese ad un giovane collega praticante che cosa avesse fatto quella domenica la Virtus. saputo della vittoria chiese del risultato Fortitudo e si sentì – scherzosamente – rispondere: «Non mi occupo di basket minore». Germano con nonchalance andò alla sua scrivania e poi pronunciò la frase: «La macchina da scrivere stasera mi serve, altrimenti te l’avrei già buttata contro”. 
Vecchi fusti e, speriamo, nel 2017, nuovi fasti

Franco Montorro

WVF (Il Derby)

4 gennaio 2016

www.bolognain.info

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