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In Città

Pubblicato il 5 Novembre, 2015 | da bolognain

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Ricominciare dalle CoseCase

Su Bologna non deve più incombere una pesante cappa di pessimismo e rassegnazione. Le nuvole si possono spalare, basta crederci e farlo davvero

Se i quartieri del centro un tempo erano quattro – ai più giovani va ricordato il loro nome scomparso: Marconi, Malpighi, Galvani e Irnerio – i quattro pilastri su cui continua a basarsi costruzione civica di Bologna restano, in ordine alfabetico, Cooperative, Curia, PD e Università. Con Commercianti e Industriali in panchina, in attesa di un cambio temporaneo e contingente, come nell’hockey su ghiaccio

Un po’ in crisi le componenti del modello rosso, stabili da un migliaio di anni e da più del doppio le altre due, Studio e Chiesa con le maiuscole, è dal complesso intrecciarsi dei loro rapporti che vengono fatte le principali scelte di gestione e indirizzo della città. Una Bologna su cui incombe da tempo una cappa di pessimismo e di rassegnazione, per un evidente declino economico e sociale al quale le istituzioni sopra citate non riescono a porre rimedio, con le conseguenze primarie di un forte scollamento con una cittadinanza sempre più chiusa, diffidente, sfiduciata e sempre più lontana non solo dagli amministratori, ma purtroppo dalla res publica intesa come bene comune: ognuno si fa i fatti suoi, nessuno si indigna più; c’è un’atmosfera da città esausta che non crede più in niente e nemmeno in se stessa. 

Una città certamente invecchiata, ma più nello spirito che nella sostanza, perché se è vero che quello italiano è uno dei popoli più longevi al mondo e che l’età media della vita si è alzata e di conseguenza è aumentato il numero dei seniores sul totale dei residenti, è altrettanto vero che storicamente a Bologna linfa nuova l’hanno sempre portata quelli che qua sono venuti e ci sono rimasti, anche non solo di passaggio e che qui hanno portato anche novità e riaccesa la cultura del confronto, che è poi quella alla base del progresso.

Quindi, di forze nuove per il futuro ce ne sarebbero, ma la vera sfida non riguarda tanto loro, quanto quelli che Bolognesi lo sono già. Sono loro, siamo noi, a doverci dare una mossa. Faccio un esempio che spero serva a spiegare meglio che cosa intendo: se ad un certo punto non si possono costruire più case nuove perché non c’è più spazio, si deve per forza tornare alle vecchie, ristrutturandole, e in genere a lavoro finito ci si rende conto che il cascinale o l’attico modernizzati hanno molto più fascino dell’appartamento nel casermone periferico. Quali sarebbero le principale “CoseCase” bolognesi da ristrutturare? Non parlo ovviamente di questioni deputate ad enti specifici – come istruzione, sanità, sicurezza e mobilità sulle quali peraltro più che molto da dire ci sarebbe moltissimo da fare – ma di certe eccellenze sminuite o distorte, che andrebbero recuperate e migliorate fino a renderle, a Bologna è possibile, uniche.

La cultura, l’arte, gli spettacoli, la cucina, lo sport devono diventare il quinto pilastro di Bologna ma non solo per il turista o l’universitario, il vero vento che spazza le nuvole grigie dovrebbe essere quello della maggior fruibilità delle “CoseCase” da parte dei cittadini, invitandoli ma anche coinvolgendoli, come fossero viaggiatori ma anche membri dell’equipaggio. 

Tanto lavoro, nel tessuto sociale urbano, andrebbe indirizzato alla creazione e al potenziamento di quello che se per alcuni è tempo libero, per altri può essere occasione di lavoro.

Ma per fare questo ci vuole un’amministrazione della Città metropolitana conscia del problema e delle opportunità che ne nascerebbero iniziando a risolverlo, perché spetta a lei sviluppare le direttive di sviluppo e di rilancio, ed è un argomento che ci piacerebbe fosse uno dei principali punti programmatici dei vari schieramenti prima del voto della prossima primavera. 

E poi ci vorrebbe anche che chi segue da Roma le cose della scuola reintroducesse lo studio dell’Educazione Civica in tutte le scuole, fino al diploma di maturità. Per far capire che la cura del bene comune, fa bene a tutti e principalmente giova a chi la pratica.

Franco Montorro

Attualità / In Città

5 Novembre 2015

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Franco

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