Opinioni Vent’anni dopo

Pubblicato il 13 Febbraio, 2017 | da bolognain

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Vent’anni dopo

Da febbraio 1997 a Febbraio 2017: ne sono successe di cose. A me, professionalmente parlando, e in quella che per fortuna  è ancora Basket City

Ogni tanto una storia personale ci può stare, dai.

Era un giovedì di febbraio del 1997, per l’esattezza il 13. Mi chiama Roberto Guglielmi, all’epoca Direttore Editoriale della Cantelli e che avevo conosciuto diversi anni prima quando entrambi lavoravamo alla Conti. Mi chiede di vederci a pranzo per un colloquio di lavoro. Ci ritroviamo il giorno dopo in una trattoria appena fuori San Lazzaro di Savena, piena e stipata al punto che ci danno l’unico tavolo rimasto libero per miracolo. Ci guardiamo intorno, solo coppiette e capiamo il perché di quel sold out: è San Valentino. 

Roberto va subito al sodo: il suo editore vuole cambiare la direzione delle tre testate di basket e lui ha pensato a me. Mi dice di valutare la proposta e che fra qualche giorno ci saremo risentiti. A metà pomeriggio brucia i tempi, mi telefona e dice se posso andare il lunedì successivo a parlare con Vittorio Cantelli.

Sono passati venti anni esatti, ma ricordo come se ne fosse trascorso uno solo il tormento di quel weekend sospeso fra presente e futuro. Ma anche passato, perché io alla Conti mi trovavo bene, ci stavo da dieci anni, avevo un ruolo importante da caporedattore e amici importanti. Alla fine decido per il sì, confortato dal consiglio del mio amico e maestro Carlo Cavicchi, direttore di Autosprint: «Certi autobus passano una sola volta nella vita».
Il resto, per quasi dodici anni è storia nota o comunque non meritevole di essere riproposta qui e ora. Operazione nostalgia? Non tanto per me – quella è ovvia e implicita – semmai per lo stato della pallacanestro italiana nel 1997 e oggi. tanto per dirne una, da quell’anno al 2004 la Nazionale ha vinto un oro, un argento e un bronzo agli Europe, ha partecipato a due Olimpiadi (con il meraviglioso secondo posto di Atene) e a un Mondiale. Oggi, lasciamo perdere (è proprio il caso di dire così).

In serie A giocavano Myers e Fucka, De Pol e Galanda, Pozzecco e Basile, Abbio e Moretti, Chiacig e Andrea Meneghin; tanto per dirne dieci e lasciando perdere il blasone degli stranieri.

La nostalgia diventa più acuta ripensando alla BBC di quel periodo e non dico naturalmente né dell’emittente inglese né del terzetto di difensori italiani della Juventus, Barzagli, Bonucci e Chiellini.. BBC: Bologna Basket City. In quel 1997 la rivalità aveva raggiunto forse il massimo livello storico, perché si era estesa dal mettere in palio “solo” il primato cittadino agli obiettivi di scudetto ed Eurolega. Allora era impossibile prevedere tutto quello che in positivo e in negativo sarebbe successo, anche nel breve periodo: penso ad esempio alla stagione 1997-98, quella dei dieci derby e di tutte le speranze e le delusioni che bruciavano la città e che avrebbero continuate ad ardere negli anni successivi. Chi l’avrebbe mai detto che il derby sarebbe comparso e poi ricomparso ma nella categoria inferiore?

Non certo il sottoscritto, quando veniva nominato direttore di Superbasket e Giganti del Basket, ma venti anni dopo – da osservatore molto meno coinvolto e molto più distaccato – anziché abbandonarmi ai rimpianti, soprattutto delle persone che sono uscite dal basket bolognese di quell’epoca d’oro, preferisco pensare con un po’ di ottimismo ad un presente che è fatto comunque di ritrovata rivalità, di impianti pieni, del ritorno all’ironia e agli sfottò che caratterizzavano Bologna Basket City. Voglio continuare a chiamarla così, anche perché siamo pur sempre l’unica città con due squadre di alto livello. Sì un po’ più basso, ma ricordiamoci che la stracittadina ha rischiato di estinguersi ed allora auguri perché quello di aprile sia l’ultimo derby prima di un anno, uno solo, di astinenza. Le regole prevedono una sola promozione in Serie A, che la conquisti Virtus o Fortitudo e che la seconda delle due salga la stagione immediatamente successiva. 

Franco Montorro

Opinioni

13 febbraio  2016

www.bolognain.info

Vent’anni dopo

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